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Oggi viviamo nel 2006 oltre la fine del secondo millennio dove già si pensava ad un radicale cambiamento con un modernismo che avrebbe portato sostanziali modifiche all’interno della nostra società, ci troviamo ad affrontare e combattere con tematiche veramente tradizionali, per ripartire dalla riscoperta di vecchi valori e antiche radici.
Le Misericordie intente a perseguire percorsi più specialistici e professionali si domandano oggi se questi obiettivi siano realmente gli ideali del Movimento stesso.
Il credere nella presenza di un’Entità Superiore è il moto che deve spingere i “confratelli” uniti in una fede cristiana; è Quella Presenza che dà alla nostra vita uno specifico valore; proprio da questo credo nasce il termine “Carità” invece di volontariato e “Confratelli” invece di volontari.

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Nella mia esperienza, l’incontro con un fratello bisognoso è un incontro di cuore non di ragione, di fronte al bisogno di un altro arde il desiderio di offrirsi con umiltà e amore. Oltre le significative risposte al 118 e alle convenzioni, che in alcune occasioni mortificano lo slancio di noi fratelli; ogni fratello in malattia è un fratello da aiutare, ogni debole è un essere da proteggere con tutte le nostre forze al costo di qualunque prezzo.
Purtroppo negli ultimi anni ci siamo dovuti “aziendalizzare”, proviamo a porre nei

nostri bilanci al primo posto la Carità, quella vera, reale, che si è celata per secoli dietro la ”buffa” simbolo dell’anonimato e di forte fede…..”Dio te ne renda merito”.

Sproniamo i giovani con questi valori, senza il timore d’essere retorici e antiquati, viste le limitate sicurezze degli ultimi decenni, cerchiamo nel Movimento di essere un esempio positivo per i ragazzi, non evidenziando gli aspetti negativi e tragici, esondanti dalla quotidianità, cerchiamo di dare certezze anche non solo terrene e lottiamo perché nelle nostre sedi, solidarietà, carità cristiana ed etica siano vivi e stimolanti….. facciamo in modo che il nostro mondo, quello della Buffa, abbia il sopravvento sul mondo dell’arrivismo economico.

Ripercorrendo gli ultimi anni mi accorgo che la necessità di potenziare il numero di volontari senza sentire il bisogno che d’altronde è intrinseco nel Movimento di un’attenta valutazione morale, etica e religiosa ci ha portati a sentirsi volontari nell’espletare semplicemente un “buon servizio”, senza la necessità di domandarci da cosa eravamo spinti. Invito quindi a riflettere sul motivo che ha indotto i Fratelli che ci hanno preceduto a spogliarsi dai privilegi e indossare la “Veste” come saio, simbolo di modestia e povertà, che ci rende tutti simili e a coprirsi con la Buffa, cappuccio che impediva il riconoscimento, nell’offrire un servizio d’assoluta gratuità e carità, seguendo l’insegnamento di Cristo.

Iddio ve ne renda merito


IL PROVVEDITORE
Simone Torrini