L’evangelista Matteo, nella descrizione del giudizio finale di Dio, ha impressionato così
fortemente la fantasia di Michelangelo che nella Cappella Sistina ha illustrato l’atto
conclusivo della storia umana: “il giudizio Universale”.
Al centro Gesù Cristo con la sua missione universale per tutti gli uomini.
Gli uomini vengono giudicati non per le loro azioni eroiche straordinarie, ma per la
pratica quotidiana delle “opere di misericordia”.
La rivelazione nuova è che sotto i “più piccoli di questi fratelli” si nasconde Gesù
stesso.
Ecco le sue parole chiare e ammonitrice: “ Venite, benedetti del Padre mio, e ricevete il
regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo. Perché ho avuto fame e mi avete
dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, sono stato forestiero e mi
avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete
venuti a trovarmi” (Mt 25,31- 36).
Queste parole rimasero sempre impresse nel cuore e nella vita di San Carlo Borromeo e
manifestarono la loro forza particolarmente durante la grande peste, nella quale il santo
Arcivescovo di Milano organizzò l’assistenza ai malati e curò di sua mano
l’amministrazione dei Sacramenti, giungendo a spogliare delle sue suppellettili la sua
casa per dare sollievo all’indigenza.
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